Esperienza estiva 2018 – Bolivia

Bolivia 2018. Impressioni e prospettive future.

Siamo, sono tornato dopo 5 anni in Bolivia, a Yapacanì, cittadina dell’area pre-amazzonica del paese.

Qui da anni sosteniamo una realtà educativa: la Casa Don Bosco, ex Cedinc, che accoglie ragazzi tra i 10 e i 16 anni, giovani provenienti da sperduti villaggi che sorgono in radure nel mezzo della foresta o da situazioni familiari complicate.

Nel Centro viene data loro la possibilità di frequentare la scuola, di essere seguiti da educatori professionali e volontari, di crescere in un ambiente sano, e di essere protetti dalle violenze o dal possibile sfruttamento dei trafficanti di coca.

Sono stato con loro poche settimane, e in questo breve periodo ho potuto vivere e condividere la loro dura realtà e condizione, che qui rappresentano la quotidianità: una stanza polverosa e senza il vetro alla finestra, zanzariere bucate, doccia fredda, tetto non certo impermeabile… e poi sveglia all’alba, trasporto verso la scuola stipati in un piccolo pullmino, pranzo frugale e pomeriggio da dedicare ai compiti, alle pulizie e, se ne avanza, al tempo libero.

Mi sono messo in gioco e, viste le notevoli difficoltà dei ragazzi e degli stessi insegnanti con la lingua inglese, ho chiesto un permesso al direttore della scuola trasformandomi in insegnante d’inglese. Finita la mattinata di lezione ho cercato di condividere più tempo possibile con i ragazzi, e grazie soprattutto alla loro curiosità è venuto fuori un bellissimo scambio cultrurale.

Il tempo è volato e dopo la visita a Yapacanì ho vissuto un interessante seconda parte di viaggio che mi ha portato a Potosì, nella parte andina della Bolivia, una realtà di miniere, aridità, duro lavoro e povertà, dove la visita ai siti estrattivi dei minerali, attraverso i cunicoli scavati sottoterra, mi ha fatto scoprire le difficili storie dei minatori.

Il bilancio che ho tratto da questo viaggio, pur essendo io una persona molto autocritica, è estremamente positivo. Come Girotondo mancavamo da troppo tempo dalla Bolivia e, concretamente, non riuscire a tornare per molti anni in un luogo, vuol dire perderne i contatti, la credibilità, e finendo per abbandonare il legame e il sostegno alla realtà in questione.

Ho conosciuto le nuove figure che si dedicano ai ragazzi dell’internato ex Cedinc, il gruppo Pinardi, e ci siamo subito intesi sul modo di collaborare “da lontano”, ossia condividendo periodicamente le testimonianze di cosa concretamente fanno e facciamo. Ho constatato il loro ottimo lavoro, ma al tempo stesso il pessimo stato della struttura che ospita i giovani. In particolare con i partner locali abbiamo individuato nel tetto ammalorato del salone polifunzionale (dove si tengono le attività ludiche, i compiti e i pasti) la più urgente aerea d’intervento. Urgente sarebbe anche il riammodernamento della cucina, che ha tubature e attrezzature per la cottura datate e poco sicure.

Concludo ringraziando le presone che mi hanno ospitato e guidato in questa “vacanza” (Padre Arturo, il gruppo Pinardi e la famiglia di Jaqueline).

Infine auspico per il futuro un rinnovato coinvolgimento de il Girotondo in Bolivia (anche grazie alla spinta dei nuovi e validi partner in loco), sul modello di come già interveniamo in Rwanda collaborando con un’associazione locale.

Per tutto ciò abbiamo bisogno anche del vostro sostegno… e perché no, di nuovi viaggiatori!!

Paolino

 

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